La sciamana della pittura. Renata Boero ci conduce per mano nel suo bosco-atelier, luogo di tutti i misteri che affiorano dalla sua pittura

Dipingere con la natura. Con le essenze ricavate, estratte e spremute da radici ed erbe, come la curcuma.

È una pittura in assenza dell’artista in un certo senso, perché il risultato deriva da un processo di affioramento e di tintura, un lavoro lento e progressivo, in parte aleatorio.

L’autrice, Renata Boero (Genova, 1936), “la sciamana” della pittura, come la definiva Gilberto Zorio, racconta formazione, origini, processi, tinture e obiettivi alla radice della sua pittura, distese di cromatismi inafferrabili, anche su grande dimensiome.

Recenti sono la sua personale al Museo del Novecento a Milano, alla galleria Federico Vavassori a Milano.

Da cosa trae origine il suo lavoro? Cosa l’ha maggiormente ispirata?
Da cosa nasce l’esigenza di dipingere con le essenze estratte e spremute da erba e radici? Qual è la relazione con il restauro?
È la sua pittura una riflessione sui tempi di assorbimento e di smaterializzione del colore. Quali sono gli obiettivi?