Maestro di umanità e dialogo tra le arti. Leone Lodi, scultore in vista della Milano anni Trenta, dalla voce della storica dell'arte Chiara Gatti

15.05.2020

Un altro autore sfuggente, che la storia dell'arte sta felicemente riscoprendo negli ultimi anni, come conferma la partecipazione di Leone Lodi (1900-1974), alla mostra dedicata agli anni Trenta dalla Fondazione Prada nel 2018, curata da Germano Celant. Nell'opera qui esposta svettavano due figure evanescenti e allo stesso tempo monumentali, scavate in un blocco di alabastro di oltre tre metri.

Protagonista defilato della Milano anni Trenta, ma non per questo meno prolifico o talentuoso di altri colleghi, figlio di padre scalpellino, a bottega da Adolfo Wildt da adolescente, partecipa ai grandi cantieri di quegli anni, come a quelli per la statuaria monumentale di Palazzo della Borsa di Paolo Mezzanotte, il suo capolavoro.

Le sue sculture in città sono ovunque. In Triennale, invece, ancora oggi vi si può vedere una figura femminile accucciata, una bagnante. Realizzata a quattro mani con Mario Sironi, dominava nel 1933 sulla fontana dell’Impluvium.

La Galleria dell'Incisione a Brescia per prima ne ha portato le opere in galleria, con una mostra curata da Chiara Gatti, storica dell'arte, artefice del suo recupero critico. Questa raccolta di disegni e sculture ne ha documentata l'umanità commovente, come ci svela Chiara Gatti stessa in questi tre intensi audio.

 

 

  • Qual è il contesto in cui Leone Lodi ha mossi i primi passi, a partire dagli anni di formazione?
  • Quali sono le caratteristiche principali del suo lavoro e come si è sviluppato facendo riferimento alle sue opere più note?
  • Qual è la lezione che ci ha lasciato e cosa lo rende significativo per la storia dell'arte di quegli anni?