Racconti d'artista. Le frequenze dello sguardo attraverso la storia dell'arte, l'era successiva nei volti di Mariella Bettineschi

Come un’interferenza improvvisa. Taglia lo sguardo a metà. Le grandi icone della storia dell’arte vengono così, in un certo senso, sfregiate, su ciò che hanno di più segreto, il loro sguardo, muto e misterioso, qui aperto a nuovi significati in uno sdoppiamento improvviso, come uno squarcio su uno spazio interiore.

Saette, quei tagli orizzontali sono inferti con precisione chirurgica da Mariella Bettineschi.

È una breve interruzione che in realtà ci apre a un dialogo inedito con i volti femminili del passato. Sono icone ma anche semplici donne, con le loro storie e le loro emozioni. L’artista, bresciana, classe 1948, a lungo defilata, seppur già con mostre internazionali alle spalle e presenze alla Biennale di Venezia, ha nutrito una ricerca instancabile. Al centro ha spesso posto il tema di genere, ma con grande delicatezza, senza clamori o slogan. Ha poi sperimentato nelle tecniche di rappresentazione, dalla fotografia al collage, dalla pittura all’assemblage. Negli anni ha attinto per questo a materiali distanti, in una forma di ricomposizione extra-pittorica, attraverso tessuti oppure bambagia, ciniglia, filo di nylon, pigmento dorato. L’immaginario, vasto e complesso, dal 1980, tocca anche disegno, ricamo, collage, foto, digital painting, «trappole per dar forma a un’intuizione», come le definisce.

Ha attraversato il paesaggio, dalla natura all’architettura; oppure il ritratto. Ha indagato temi classici della storia dell’arte, all’origine di tutta la sua opera. «Il mio lavoro parte sempre da me, come donna», racconta. «Il mio cammino punta all’invenzione di un alfabeto tutto al femminile. Sono consapevole che questo avvenga in un mondo patriarcale dove tutto da millenni è stato sotto il giogo di uno sguardo al maschile».

Mariella Bettineschi, L'era successiva – Raffaello, Fornarina, 2010.
Mariella Bettineschi, L’era successiva (Raffaello, Fornarina), 2010.

Il viaggio sul tema del ruolo e dell’identità femminile ha origine da ragazza, quando incontra per caso, sfogliando un manuale di scuola, gli occhi ciechi riempiti di azzurro di un ritratto di donna di Modigliani. È un’immagine che non ha mai dimenticato, poi nutrita dalla passione per l’arte, dai grandi ritratti alla spazialità di Lucio Fontana alla sintesi delle forme nella pittura di Osvaldo Licini. E quel viaggio l’ha condotta a mettere al centro il ruolo della donna. 

Nella grande varietà di tecniche e di media, declinata da Bettineschi, l'artista riflette su alcuni tra i volti più intensi e misteriosi della storia dell’arte, come quello della Fornarina di Raffaello, un enigma irrisolto per la sua identità e per i significati che racchiude. La sua rilettura fotografica, in bianco e nero, lascia uno spazio vuoto e sospeso, un fondo bianco alla base della riproduzione a cui viene inferto un taglio sugli occhi. È questa una lunga serie recente, dedicata ai grandi ritratti femminili del passato. 

Nel 2022 questa serie è stata protagonista delle sfilate ai Giardini delle Tuileries a Parigi, per Dior. Negli ultimi anni gli allestimenti della maison francese diventano l’occasione di riscoprire talenti al femminile ancora tutti da valorizzare, dell’arte italiana ma non solo. Medesima sorte, toccata in passato a Tomaso Binga oppure a Lucia Marcucci.

 

Foto Gianluca Di Ioia © Triennale Milano .jpg
Veduta della mostra di Mariella Bettineschi alla Triennale di Milano nel 2023. Foto Gianluca Di Ioia.

 

Come cresce il suo interesse per l’arte e per la lotta femminista a partire dagli anni Sessanta?
Dalla gouache al disegno, dall’oro alla manipolazione digitale. Da cosa è ispirata e come si relaziona alla storia dell’arte?
Il suo desiderio di sperimentare l’ha portata a non identificarsi con nessuna corrente. Quale filo lega queste esperienze?

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