Cresciuta negli anni Zero, Flora Fritz (1998, Bretten) attinge all’immaginario pubblicitario e mediatico per riflettere su come il possesso diventi strumento di definizione del sé.
Piccoli dipinti, attraverso cui l’artista indaga oggetti-simbolo (l’auto, il cane, il volto), perdono progressivamente funzione e contesto, trasformandosi in presenze ambigue, svuotate dall’interno. La pittura diventa così uno spazio di sospensione, in cui il vedere precede il giudicare e il significato culturale si indebolisce a favore dell’esperienza visiva.
«Attraverso la pittura esiste la possibilità di tornare al non-giudizio […]», Come racconta l’artista. «Riproducendo questi emblemi (uno di ognuno), li si fa tornare al corpo […], svuotandoli dei legami con le condizioni reali. Dovrebbero diventare qualcosa che sfida la loro categoria».