La mostra presso la galleria A plus A di Venezia presenta una serie di dieci ritratti a olio inediti di Ahmet Öğüt, segnando il ritorno dell'artista in laguna con un'esplorazione della sua pratica pittorica meno conosciuta. Attraverso un'installazione site-specific di schermi architettonici traslucidi, l'esposizione invita a una fruizione fisica e autentica, contrapposta alla mediazione digitale e algoritmica.
Il fulcro del progetto è la riflessione sui pregiudizi e sui sistemi di classificazione occidentale: i visitatori sono stimolati a collegare i volti ritratti a specifiche identità e geografie, mettendo a nudo gli stereotipi radicati nelle strutture di filtraggio dei dati. Ispirandosi al saggio Atlas of AI di Kate Crawford, Öğüt indaga come l'intelligenza artificiale e le tecnologie di riconoscimento facciale ereditino e amplifichino fallaci metodi di catalogazione del passato.
L'esposizione si configura così come un atto di resistenza visiva che mette in discussione il controllo tecnologico e le asimmetrie di potere, restituendo visibilità a una comunità eterogenea di figure artistiche reali e finzionali.