La mostra attraversa le molteplici fasi della ricerca di Enrico Baj, evidenziandone la coerenza poetica fondata su immaginazione, ironia, polimaterismo e antropomorfismo. Come sottolineato da Enrico Crispolti, la sua opera si sviluppa lungo due direttrici parallele: la morfologia dell’immagine e la dimensione contenutistica, che negli anni Ottanta e Novanta si rinnovano soprattutto sul piano linguistico.
Attraverso assemblage, maschere, totem lignei, feltri dipinti e composizioni combinatorie, Baj costruisce un universo popolato da figure frammentate, grottesche e teatrali, in cui emerge una crescente tensione drammatica legata alla condizione contemporanea: individualismo, consumismo e bisogno di affermazione si traducono in una moltitudine di volti e identità moltiplicate.
Tra i nuclei principali: la serie degli Specchi, che introduce il tema dell’io frammentato coinvolgendo direttamente lo spettatore; i Totem e le Maschere degli anni Novanta, che trasformano la società di massa in aggregazioni quasi tribali; e i Feltri, dove forme ibride e visionarie costruiscono costellazioni simboliche tra mito e inconscio. L’intero percorso restituisce un ritratto collettivo e inquieto, in cui il volto – centro dell’identità – si disgrega e si moltiplica, riflettendo la crisi dell’individuo contemporaneo.