La mostra indaga la dimensione sacra degli oggetti quotidiani nelle opere di Francesco De Rocchi e Gianfranco Ferroni, che creano composizioni poetiche con elementi fragili come vasi, tazze e specchi, immergendoli in un’atmosfera silenziosa e sospesa nel tempo.
De Rocchi utilizza colori chiari e luminosi che sacralizzano le sue composizioni, trasmettendo una luce che evoca speranza e una sensibilità esistenziale radicata nell’animo umano. Le sue nature morte sono armoniche e ordinate, alternando oggetti comuni con elementi che richiamano l’altare, instaurando un dialogo tra visione artistica e spiritualità contemplativa.
Ferroni, con tonalità più scure, enfatizza il mistero e la profondità esistenziale, proponendo una "religiosità atea" che cerca di colmare il vuoto interiore oltre la percezione visibile. Nei suoi lavori gli oggetti sono carichi di ricordi profondi, capaci di rischiarare lo spazio evocando il mistero custodito nelle cose.