Abitare è essere ovunque a casa propria: in queste poche parole si condensa il senso del lavoro di Ugo La Pietra (1938, Bussi sul Tirino).
Circa settanta opere tra acrilici, ceramiche, metacrilati, installazioni e film d’autore ripercorrono una ricerca artistico-teorico-progettuale sviluppata dal 1966 al 2025, volta a ribaltare le consuetudini d’uso dello spazio pubblico e a restituirgli una dimensione di abitabilità condivisa.
Dalle Strutturazioni tissurali degli anni Sessanta, caratterizzate da segni randomici e strutture in metacrilato, fino alle Attrezzature urbane per la collettività (1979), in cui i dissuasori spartitraffico si trasformano in “salotti urbani”, La Pietra mette in discussione la separazione tra pubblico e privato, architettura e comportamento, città e individuo, concependo l’abitare come un atto culturale e politico capace di connettere estetica, comportamento e società.