Il debutto milanese di Alessandra Book (2001) è accompagnato da un testo critico di Kamil Sanders, curatore della mostra.
All'interno dello spazio scarno e vuoto della galleria, lo spettatore viene immerso in una narrazione in cui installazioni e stampe invitano a riflettere sul rapporto tra l'uomo, il suo divenire e la natura circostante.