La mostra, curata da Matteo Giovanelli, riunisce sette artisti internazionali (Alexander Adamau, Ant Łakomsk, Bartosz Kowal, Hanna Antonsson, Linda Lach, Polina Sokolova, Tatjana Danneberg) che esplorano il tema della dissociazione, intesa come stato di separazione tra realtà, memoria, identità ed emozione, sospeso tra meccanismo di difesa e condizione esistenziale contemporanea.
Attraverso pratiche eterogenee, le opere indagano la dissociazione sia come esperienza individuale — legata a trauma, stress e frammentazione del sé — sia come fenomeno collettivo, generato dalle tensioni globali del presente. Ne emerge una condizione ambigua, in cui si è simultaneamente presenti e altrove, tra realtà e immaginazione.
Il percorso espositivo trasforma lo spazio in una stratificazione mentale fatta di immagini, suoni e ricordi: ambienti intimi e pubblici si sovrappongono, dando forma a una dimensione sospesa e difficilmente comunicabile. La mostra si configura così come un montaggio di percezioni e stati interiori, in cui la dissociazione diventa un dispositivo per rileggere il reale e produrre nuove visioni.