L’esposizione collettiva è concepita come una valvola di sfogo simbolica, capace di regolare la tensione provocata dall’attuale accelerazione tecnologica. Le opere — tra pittura, fotografia, oggetti e elaborazioni digitali — riflettono uno stato diffuso di ansia, ma lo trasformano in stimolo creativo attraverso strategie che combinano ironia, intimità, meraviglia e adesione alla realtà.
Non si cerca la verità dell’immagine, ma si indagano le reazioni suscitate da confusione, seduzione e disorientamento. L’inganno percettivo e ideologico viene usato come strumento di comprensione e critica ironica del presente tecnologico.