Guido Guidi e la sua dichiarazione d'amore alla fotografia, un maestro si racconta

01.05.2020

“Nessuna metafora, solo attese”. È una frase scritta di pugno da Guido Guidi. Per chi vi ha accesso, si legge nel suo studio di Cesena, quasi nascosta, dietro l’antina di un armadio. Sembra un dettaglio distratto, registrato dallo spirito di osservazione dei curatori della sua mostra da Viasaterna, Paola Nicolin e Marco De Michelis. Ma in realtà trattiene e ci svela lin parte a poetica del maestro della fotografia italiana.

Uno sguardo, il suo, dalla vocazione concettuale, rivolto al paesaggio, all’architettura e alla città, ma non solo, come racconta il suo recente "Lunario, 1968-1999" (Edizioni Mack, Londra, 2020) e una grande mostra l'anno scorso al MAN di Nuoro, curata da Irina Zucca Alessandrelli e dedicata a oltre 200 fotografie inedite scattate in Sardegna.

Nessuna metafora, quindi. Nessun racconto, aggiungiamo noi. Solo il tempo che indugia nei riflessi filtrati da una finestra o nei dettagli di una facciata o nei frammenti più scoloriti della realtà che lo circonda.

Guidi, classe 1941, nel 1959 allo IUAV di Venezia e al Corso Superiore in Disegno industriale segue i corsi di Bruno Zevi, Carlo Scarpa, Luigi Veronesi e Italo Zannier.  

La sua prospettiva è sempre laterale e sussurrata, anche quando tratteggia e racconta, a modo suo, la grande architettura del Novecento, quella di autori come Mies van der Rohe e Le Corbusier, come proseguono altre due sezioni della mostra. Così si rivolge all’architettura vernacolare.

Accade anche con i dettagli ai margini della memoria visiva oppure con gli eventi della grande storia del Novecento.

Guidi nutre da sempre una fotografia di attese e d’istanti dimenticati. E con questo piglio, anti-grazioso e anti-monumentale, conquista grandi collezioni e musei, come il Centre Pompidou di Parigi. 

Sottovoce, le sue parole ci accompagnano lievi e generose in questa intensa avventura. 

 

  • Fin dai primi passi, cosa le ha indicato la strada della fotografia? Qual è stato il rapporto con la storia dell'arte?
  • Quando ha incontrato l'architettura e quale qualità ne ha indagato?
  • Come si svolge la sua pratica? Cosa cerca il suo sguardo, se stesso oppure un'attesa? Cosa rappresenta il volume Lunario?